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Chiesa di S.Maria della Catena

C. Celano, Delle notitie del bello, dell’antico e del curioso della città di Napoli per i signori forastieri date dal canonico Carlo Celano napoletano, divise in dieci giornate, Napoli,nella stamperia di Giacomo Raillard, 1692

Chiesa Santa Maria della Catena, Giornata Quinta, pp. 90-91

(…) Havute le notitie di questa strada si può tornare indietro, e giunti alla chiesa dedicata a Santa Maria detta della Catena, che fu fondata a spese de’ pescivendoli e marinari di questo quartiere di Santa Lucia nell’anno 1576, ed a spese di detti si mantiene, fu d’Alfonzo Giesualdo, nostro cardinal arcivescovo, fatta Parochia per comodità dell’ottina, si può incaminare per la via che va sù per osservare il quartiere di Pizzo Falcone, luogo che né più bello, né più dilettoso, né più salubre stimo che trovar si possa in tutta l’Italia. (…).

Santa Marta della Catena, pp. 173-174:

 fondata da’ pescivendoli di questo quartiere nel 1576, e dal cardinale Gesualdo stabilita per chiesa parocchiale per commodo della ottina; e viene la chiesa mantenuta dall’arte de’ pescivendoli. Per la destra dalla banda del mare osservansi molte vaghe fontane, la prima rimpetto alla menzionata chiesa parocchiale, fattavi eriggere dal viceré don Antonio Alvarez di Toledo duca d’Alba, nel 1626, col seguente epitafio:

Philippo IV. Rege

Antonius Alvarez Toletus Dux Albæ Prorex

inchoatam vespertinæ ambulationis viam

addito

translatoque ad marginem ex interjecto itineri

Fonte

expolivit

Ann. Mag. IIII. Salut. Hum. CIƆIƆCXXVI.

 

La seconda, che viene appresso, fu fatta nel 1606 sotto il viceré conte di Benavente don Giovanni Alfonso Pimentel, e vi si legge questa iscrizione:

Ne quid publicæ oblectationi deesset

Fontem in ambulacro ad oram Lucullianam

duci jussit

Jo: Alphonsus Pimentel Benavent. Comes

Prorex

Ædiles locavere. Anno CIƆIƆCVI.

 

La terza è la più bella per esservi due incomparabili statue di marmo, le quali a guisa di colonne sostengono l’architrave e sono appoggiate su due delfini; e, nel mezzo, due sirene, le quali sostengono una gran tazza che riceve l’acqua, opera del nostro Domenico d’Auria; e d’intorno vi sono arabeschi graziosissimi con varj gruppi di pesci dello scalpello del Merliano da Nola. Fu fatta parimenti, questa, dal detto viceré Pimentel, ma poi dal cardinale don Gasparo Borgia viceré, nel 1620, fu quivi situata, leggendosi in essa la seguente iscrizione:

Philippo III. Rege

Gaspar Cardinalis Borgia Prorex

Viam hanc ambulatione ac gestatione

toto anno celeberrimam

angusta tamen & laboriosa pervia

extruso mari

nullo Fisci nullo Populi ære

vestigio tempori explicuit

laxavitque A. MDCXX.

 

Seguitando il cammino verso oriente, a sinistra vedesi il collegio fondato da Giovan Vincenzo Macedonio per i giovani di sua famiglia, e diretto dai padri sommaschi; a destra, sul finire della strada, il delizioso Palaggio dei signori Carafa duchi di Maddaloni, che ha sul mare vaghissime logge sostenute da colonne di bianco marmo, e rimpetto alla porta della strada una vaga e perenne fontana. Appresso a questo palaggio vedesi l’antica chiesa detta Santa Lucia a Mare.

Chiesa di Santa Maria della Catena, p. 524:

(…) Di rincontro allo fontana ora descritta è la Chiesa parrocchiale di S. Maria della Catena, fondata nell’anno 1576 da’ popolani del luogo. Essa non è bella, ma è molto cara a quelli del quartiere che nella ricorrenza della festività della Vergine l’adornano con multo fasto spendendovi non poco danaro. E notevole questa festa per l’indole sua caratteristica; perciocché i marinari bruciano in quel giorno, per antica usanza, una barchetta e fanno eseguire musiche e fuochi artifiziati bellissimi. Narrano i patrii scrittori, che alcuni di que’ marinari, presi da straordinario impeto e dalla forza dell’uso, si gettano in mare belli e vestiti, e giungono talvolta a gettarvi pur qualche povero inoffensivo passaggiero quando men se I’ aspetta, e che al certo non può ritrovar molto gradevole cotanto lor zelo, comunque solleciti essi sieno a sorreggerlo ed a trarlo dall’onde tra le risa ed allegrezze degli astanti. Non possiamo descrivere questo sacro edilizio perché attualmente trovasi in fabbrica, tutto dovendosi rinnovare ed ampliare, specialmente la facciata che ormai vedesi terminata con disegno dell’ architetto Carmine Passero direttore dell’ opera. (…).