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Limatola: Adesso chi non corre è perduto

Intervista Limatola
PRIMI SEGNALI di ripresa s’intravedono all’orizzonte. Non vengono ancora percepiti dalle imprese, specie da quelle di piccole e piccolissime dimensioni ma la tendenza appare senz’altro evidente in termini macroeconomici.Tutti gli indici e le istituzioni finanziarie – ivi comprese le tanto discusse agenzie di rating– danno per l’Italia un outlook positivo o stabile. Del resto vi sono dati inconfutabili come la riduzione dello spread (che con un differenziale a 150/160 punti base è al minimo degli ultimi anni), la riduzione dei tassi d’interesse sul debito pubblico (anch’essi al minimo degli ultimi anni) e le condizioni di finanziamento migliorate da mettere in connessione con l’indubbio rafforzamento del sistema bancario. Né appare trascurabile il rinnovato interesse per le nostre imprese da parte dei capitali internazionali, così come il corso della Borsa che appare in deciso miglioramento.
Ma – come dicevamo – le imprese e le famiglie non avvertono assolutamente un miglioramento della loro condizione; anzi, dai più è avvertito un peggioramento della situazione rappresentato, specie al Sud, da evidenti difficoltà del sistema a competere e delle imprese a restare sul mercato. Questo è, a nostro giudizio, abbastanza normale: come la crisi è stata percepita su larga
scala in Italia dopo il suo inizio, così prima che la ripresa venga percepita occorre del tempo. E’ qui che appare rilevante l’azione di Governo e Parla mento che, all’attualità, hanno l’ineludibile compito di far sì che, mediante intelligenti e non strumentali riforme, la ripresa venga raccolta ed enfatizzata dal nostro sistema economico e produttivo, in modo, appunto, da consentire che venga percepita dai più.
Perché ritorni la fiducia è necessario prima di tutto che si registri un aumento effettivo del tasso di occupazione, specie dei più giovani, oltre che del reddito effettivamente disponibile da parte delle famiglie.
Solo da qui si può partire per la ripresa dei consumi interni, oramai a livelli non più comprimibili in tutti i settori, fatta eccezione per pochissimi settori (tecnologia in primis) per i quali sia ricerca che produzione sono lontane dal nostri Paese, che si limita quindi ad importare e distribuire. Come accennato, in questo mutato scenario internazionale può svolgere un ruolo decisivo l’azione di Governo. Adesso più che mai bisogna andare avanti sul terreno delle Riforme; quelle riforme da troppo tempo annunciate e sempre rinviate o realizzate a metà. Bisogna in modo deciso bonificare la palude, eliminare le sabbie mobili che hanno accompagnato la stagione delle Riforme iniziata oltre 20 annifa: questo, ci sia consentito, è ridicolo ed è un’anomalia tutta italiana.
Condividiamo il pensiero “correre o morire” che (ricorda il titolo di un film di qualche anno fa ma nel contempo) rappresenta la cifra di ciò che occorre in Italia: un cambio di passo e di mentalità (non necessariamente generazionale), rapidità delle decisioni ed adeguamento della nostra architettura istituzionale alle moderne esigenze, pur nel rispetto ovviamente delle libertà dei singoli e dei diritti fondamentali ed inviolabili.
Questo partendo da tabù che vanno superati come quelli legati alla riforma del Lavoro, anzi partendo dalla riforma elettorale per far sì che chi siederà in Parlamento sarà autenticamente eletto e quindi munito di un’autentica legittimazione popolare e non solo designato dai leader (o peggio, proconsoli sul territorio) dei partiti.La riforma degli ammortizzatori sociali è altrettanto ineludibile essendo insostenibile per un verso da parte dell’Inps sul piano generale ed anacronistica, per come sono strutturati i relativi istituti, dall’altro. La riforma del pubblico impiego e più in generale della Pubblica Amministrazione sono un ulteriore urgente passaggio fondamentale di un percorso non più rinviabile: non si può pensare che la nostra Economia sia al passo con quelle più sviluppate e nello stesso tempo corra con un fardello “ottocentesco” come quello rappresentato dalla nostra struttura burocratica, sia centrale che periferica. In altre parole, poche ma significative riforme vanno al più presto realizzate per enfatizzare la ripresa e la rinnovata fiducia verso il nostro Paese e la nostra Economia.