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Maurizio de Giovanni incontra il Rotary

L’incontro con Maurizio De Giovanni.

Eravamo in tanti la sera del 2 nella calda sala del Vesuvio, ove abbiamo trovato una accoglienza di tutto rispetto nei diversi momenti della conviviale che ha potuto contare anche su una larga presenza femminile e su ospiti di riguardo invitati per l’occasione.

Maurizio De Giovanni, il conversatore della serata, per la sua passione calcistica che ne fa una bandiera ed uno scrittore ufficiale del Napoli, andando in aiuto anche a tanti nostri consoci sostenitori accaniti della pelota di Higuain and company,ci aveva fatto spostare l’incontro che doveva tenersi il 26 scorso quando il Napoli si è cimentato con la squadra della Lanterna.

L’incontro con Maurizio ci ha fatto scoprire lati del carattere e della personalità invero non comuni e non scontati per uno scrittore di gialli: una capacità di affabulazione e di comunicazione che nulla ha da invidiare a quella di tanti personaggi del palcoscenico e del teatro che si sono imposti negli anni passati sulle scene e nella scatola mediatica della tv; una mimica irridente che sfrutta un sorriso generatore di simpatia e che lascia intravedere una napoletanità autentica  e verace; una capacità di lettura dei testi che gareggiava con quella del suo bravissimo compagno di serata , attore e non scrittore, ed una prontezza nel dialogo con la sala che ha tenuto viva la serata sino a quando il Presidente Fabio non ha detto: ora basta!!! finiamolo qui perché non c’è più nulla da dire. Era da poco scoccata l’ora fatidica della scarpetta di Cenerentola.

Le storie dei 24 libri sin qui pubblicati, tutte a dir poco grevi e figlie di una immaginazione “giallista” anche dura, vengono scritte e raccontate, come De Giovanni ha ben spiegato nel corso della sua conversazione, con la finalità di capire le dinamiche umane e piscologiche che alimentano gli istinti e le pulsioni non certamente nobili dei protagonisti. Sebbene inquadrate in un contesto storico e sociale di qualche anno addietro, negli anni 30 di questa nostra città, presentano tante similitudini con i fatti e le narrazioni che tutti i giorni si leggono sulla stampa e si ascoltano attraverso i media. Ci ha ricordato, infatti, che i primi quattro episodi del suo lungo racconto nascono dalla spinta di 4 notizie di stampa del momento.

Maurizio ci ha parlato dell’origine della sua attività professionale, della svolta occasionale della sua vita avvenuta nel 2005,  ma non ci ha detto, come si scopre navigando nelle pagine della rete che lo riguardano, tante, e tantissime sulla sua pagina Facebook ove fa registrare circa 6000 mi piace e 600 fans , che egli si è dilettato in gioventù di scrittura comica umoristica insieme a professionisti napoletani con i quali ha certamente coltivato quel senso di humor che sembra sgorgargli in maniera naturale e spontanea con l’effetto di battute brillanti ed immediate ; non ci ha detto che nei suoi cassetti degli attrezzi, irrobustiti da una passione per la lettura, primaria rispetto alla scrittura nata dopo, egli dispone di un cursus honorum di tutto rilievo, maturato nella scuola del Pontano con una maturità classica seguita da una laurea in lettere che è , a mio avviso, la base di una capacità di elaborazione dei testi che non si improvvisa a 47 anni quando egli ha cominciato l’attività professionale vincendo quel concorso che lo ha lanciato nel mondo della narrativa.

E tutto dopo aver speso anni in un lavoro, quello di bancario, chi scrive ne sa qualcosa, che non aiuta a volare ma che ti costringe giorno dopo giorno a dimenticare i valori della humanitas coltivati negli anni giovanili, smarriti nel contrasto con la grigia materia del denaro, dei numeri e del profitto della tua azienda e dei clienti che devi aiutare nonostante tutto. Il nonostante tutto è un peso sullo stomaco enorme che si porta, talvolta, malvolentieri.

Per fortuna, però, quandoil bagaglio è forte sorregge ed aiuta anche a distanza di anni; e i risultati di De Giovanni, oggi affermato giallista di caratura nazionale, lo hanno dimostrato e continuano a confermarlo. Quel tempo speso tra le mura della banca aveva anche altri scopi legati alla crescita della famiglia mentre l’humanitas si coltivava con la lettura, leale e fedele compagna di viaggio.

Cosa non ci ha detto, ritengo, solo per ragioni di tempo.

Non ci ha detto che è stato un atleta, un campione di pallanuoto, che è stato anche nazionale in uno sport che abitua al sacrificio e che fa dell’agonismo una leva che quando impiegata in altri settori della vita trasforma gli uomini in caratteri vincenti.

Ce lo ha detto ma non si è soffermato abbastanza sul felice incontro con due importanti personaggi del nostro Sud: Francesco Pinto, direttore della Rai, autore di in libro famoso sugli uomini del sud e Domenico Procacci, barese, proprietario ed imprenditore della casa editrice Fandango.

Persone che hanno contribuito alla svolta perché meglio di tante altre potevano leggere ed interpretare lo spirito, l’animo, le sensibilità di un altro uomo del Sud che quando scrive rappresenta una profonda e contrastata realtà sociale del nostro territorio per capire la quale occorrono chiavi di lettura particolari, conoscenze e sensibilità che hanno origini nella identità che ci contraddistingue e che ci fa tanto diversi dagli “altri”.

Di Francesco Pinto si è già detto; di Procacci, barese del quartiere dello Spirito Santo, produttore cinematografico anche di due film di Paolo Sorrentino, proprietario della casa editrice Fandango di editoria musicale e cartacea, occorre aggiungere quanto egli sempre dichiara a chi gli chiede le ragioni del suo successo: dispongo del “talento per scoprire il talento degli altri “.

E così è stato nel caso di De Giovanni che con Fandango pubblica la prima serie, nel 2007 “Il senso del dolore :l’inverno del commissario Ricciardi;  nel 2008, La condanna del sangue: La primavera del commissario Ricciardi; nel 2009, Il posto di ognuno: L’estate del commissario Ricciardi;  nel 2010 “Il giorno del morti : L’autunno del commissario Ricciardi “  sdoganando il personaggio del poliziotto di origini cilentane , Ricciardi, che farà poi spazio nelle serie successive ad altra figura , ad un poliziotto di origine siciliana.

Non ci ha detto, poi, dei numerosi premi che negli anni ha raccolto e sta raccogliendo in molte città italiane ed in molti concorsi che sono ben raccontati sulle sue pagine facebook e che emergono sulle 38 di Google che si possono consultare per la ricerca su Maurizio.

Non ci ha detto che dopo le prime esperienze con la Graus, piccola casa editrice di questa città,  ha di recente pubblicato nel 2014 “ Le mani insanguinate” con la Cento Autori di Villaricca, altra nostra azienda del territorio mentre si è dovuto aprire alla Mondadori ed alla Einaudi case editrici nazionali che hanno un potenziale organizzativo e di presidio della popolazione che legge adeguato ad assicurare un successo ed una affermazione quando la capacità, qual è quello di Maurizio, lo consente e lo assicura. Gli italiani leggono molto i libri di narrativa che rappresentano il 25% di ciò che si pubblica, si stampa e si vende. Naturalmente meno al sud e di più al Centro ed al Nord d’Italia.

In casa lettrice dei gialli è divenuta mia moglie che si è entusiasmata divenendone assidua cultrice.

Io ho sempre guardato con disattenzione e senza curiosità i libri gialli, libretti nati nel settembre 1929 proprio ad opera di Mondadori denominati “gialli” per il colore che ne ha contrassegnato la pubblicazione di genere;  hanno ingombrato le biblioteche delle famiglie borghesi negli anni dal 29 sino a quelli del miracolo economico. Sembravano dare un senso al contrasto, tra i rigorosi libri di letteratura e di storia delle librerie, tra la parte nobile della cultura e quella un po’ retriva del passatempo e del tempo perso.

Mi toccherà naturalmente operare una riconversione per dare senso e valore alle cose che scrivo.

Chi legge i libri di Maurizio riferisce che il suo racconto fa fare attraverso i fatti una approfondita conoscenza della Napoli degli anni 30;  e non sarà stato certo un caso l’interessante servizio pubblicato sull’Espresso di qualche tempo, mi pare nel settembre dello scorso anno, nel quale si articolava un felice e colto parallelo tra le due Napoli , tra le due società, tra le due popolazioni, tra i due ceti, tra il mondo romantico della città di Viviani e quella di oggi invivibile e piena di contraddizioni il cui antidoto è, talvolta, rappresentato proprio da questi momenti di incontro e di amicizia per il tramite del mondo associativo, dei Club, degli incontri che ti devono far riflettere e pensare e che ti devono indurre a studiare e ad approfondire.

L’incontro con Maurizio è servito anche a questo; a capire come può uno scrittore che nasce e vive a Napoli , con i limiti strutturali ed organizzativi del nostro contesto del Sud, guadagnare le tappe della notorietà e del successo, se non dandosi anche una risposta alla Viviani: “quanne na cosa è bona è nata cca e nu milione e’ gente l’ha da dì e vedarraie pò Napoli addò va cu tutto ca è u paese d’ò durmi”.

Ho cercato di capire il mondo del costume e con il virus dell’economia le tendenze dell’editoria anche come l’impatto socio economico; avrei voluto qui riportare in sintesi alcuni dati e notizie che suonano a merito di Maurizio, da considerare un socio aggiunto del nostro Club.

Ma sono stato tirato per le orecchie, per la prolissità.

Ma due cose ancora meritano di essere riportate per chiudere.

La prima riprende le parole dello scrittore Giovanni Cocco, Premio Campiello, rilasciate nel corso di una intervista di Romano De Marco del gennaio 2014 sulla Rivista Writer Magazine n. 38 Writers Magazine Italia 38 – Franco Forte – Google Libri: “ penso che  Maurizio de Giovanni che viene solitamente classificato come un giallista sia uno dei dieci più importanti scrittori italiani, uno dei pochi in grado di sfondare quel muro che  separa la narrativa poliziesca da ciò che invece è destinato a rimanere”…….Omissis ……. “Ho grandissima stima di Maurizio de Giovanni ed Enrico Pandiani che a mio avviso sono i più bravi”.

La seconda arrivata mentre stavo per chiudere lo scritto letta dal pezzo “Senza Spine” di Serena Dandini su Io Donna di settembre 2014: “ abbiamo passato un’estate tra delitti e sospetti “…..omissis………tra Montalbano, Arrigoni , Soneri, Varesi , Colomba Castelli , poliziotti e commissari usciti dalla fantasia dei vari scrittori ; “ma un nuovo amore ( la Castelli di Dazieri ) non mi fa dimenticare uno dei miei preferiti il supernapoletano commissario Domenico Ricciardi di Maurizio de Giovanni che con Gianrico Carofiglio ha caricato di mistero le nostre vacanze”.

Non c’è altro da aggiungere. Buona lettura.

Federico d’Aniello