Sede: Hotel Royal Continental‎
Via Partenope, 38/44
Napoli – Tel. +39 081 245 2068

Castel dell’Ovo incontra: imprenditorialità e no-profit

Lunedì 21 settembre presso l’Hotel Royal Continental è iniziato il ciclo dei caminetti rotariani che prendono il nome di “Castel dell’Ovo incontra.”

Nella tradizione dei caminetti, ogni terzo lunedì del mese il Club, presieduto dal Dott. Giovanni Tomo, affronterà un tema specifico, particolarmente interessante ed attuale per la nostra società. L’occasione vedrà intervenire esperti dei diversi settori della famiglia associativa del nostro Club e di quella del gruppo partenopeo, con l’obiettivo di creare quella interazione necessaria allo sviluppo dei legami sociali professionali, meglio definibili come integrazione dei saperi.

Non è estraneo l’ulteriore scopo di aprire una finestra nella società, per la quale il Rotary intende operare, anche con la produzione di una visibilità delle tante competenze disponibili impegnate sugli obiettivi target del mondo del Rotary International non sempre adeguatamente percepiti dall’esterno.

Il tema proposto in questo prima incontro è di grande attualità, non solo per le ricadute che ha sul vivere quotidiano, ma anche perché interessa il settore del “no-profit”, settore portatore di grossi impatti sul sociale, che sta affrontando non pochi cambiamenti con ricadute incidenti sul ruolo e sull’azione che è chiamato a svolgere nelle politiche del Welfare.

Non è un caso il fatto che si tratta di materia già oggetto di riforme legislative all’esame del parlamento[1], giacchè il progressivo dimensionamento sta ponendo evidenti difficoltà per sostenere tutti i bisogni ad esso legati e per gestire tutte le problematiche connesse anche di natura occupazionale e per la ricerca delle fonti finanziarie occorrenti.

Si è dibattuto, però, più specificatamente oltre che sulle opportunità date dalle iniziative spese anche sull’esigenza di impiegare nel no-profit modelli di impresa e di managerialità per migliorare le già enormi ricadute sociali non solo attraverso l’affiancamento delle strutture sanitarie, talvolta insufficienti ed inadeguate, ma pure con il sostegno agli attori della vicenda umana: gli ammalati.

Nella particolare situazione esaminata, trattasi di soggetti colpiti da malattie rare, con esiti non sempre fortunati e con costi economici non comuni, peraltro imprevedibili perché legati al decorso della malattia.

Conversatore della serata e del caso specifico è stato il Dottor Francesco Orefice, Presidente dell’AVEP Onlus, commercialista, docente universitario e socio rotariano del Napoli Nord, che con il suo intervento ha aperto una discussione interessante sul mondo del no-profit.

L’AVEP ONLUS, associazione no-profit di cui egli è Presidente e di cui è stato fondatore, nata nel 2009 per iniziativa di giovani che hanno vissuto in prima persona le malattie del sangue, ha come suo scopo quello di dare supporto alle attività ospedaliere del reparto di ematologia del Pascale. L’impegno principale è quello di creare condizioni di vita migliori per i pazienti, sostenendo e finanziando, con medici ed infermieri di specializzati, l’attività di assistenza domiciliare gratuita per le famiglie.

Ulteriore finalità è quella di ridurre il peso della disgrazia e le situazioni di smarrimento per i pazienti che lasciano l’ospedale dopo le prime cure specifiche che aggrediscono la malattia, che poi ,in prosieguo, necessitano di assistenza specialistica che può essere assicurata anche a domicilio , quindi, non necessariamente presso i reparto ospedaliero.

Nel corso dei cinque anni di vita AVEP è riuscita a dare supporto a 1.495 prestazioni per circa 500 degenti nella fase delle cure domiciliari; per sostenere i relativi costi del personale sanitario professionale ( medici ed infermieri ) l’Avep ha fatto ricorso ad una raccolta fondi con il  5×1000 sulle dichiarazioni Irpef , a donazioni di benefattori oltre che al ricavato dell’evento annuale  “party per la vita” , una grande festa sociale in cui tutte le prestazioni, cucina, musica, sala etc. viene fornita gratuitamente dal sostegno di diverse entità che vi concorrono ed a cui partecipano mediamente 1000 invitati che si fanno carico di destinare le risorse per l’ingresso alla raccolta fondi,

La discussione naturalmente si è focalizzata sulla ricaduta sociale delle attività dell’AVEP e sull’analisi della performance delle attività, che non è solo quella assicurata dalla Associazione , ma soprattutto quella generata dal valore aggiunto che deriva alla attività ospedaliera, del reparto di ematologia, che, liberato dalla cura di impegni e compiti delegabili ed espletati domiciliarmente, viene messo in condizione di concentrarsi su obiettivi salutistici di valore più elevato ed all’interno della struttura dell’Ospedale Pascale.

In altri termini l’Ospedale ed il suo reparto possono dedicare più tempo, risorse strutturali e specialistiche nelle fasi di maggiore criticità per gli ammalati, e possono, anche da un punto di vista dell’impegno, concentrarsi su iniziative di grading maggiore, atteso che quelle di rango operativo costituiscono talvolta ed assai spesso occasioni di intenso assorbimento di lavoro perché ad alta interazione con l’ambiente familiare e relazionale degli ammalati e con tutte le problematiche derivate, largamente immaginabili.

Altro punto di forza non trascurabile in tutto il progetto AVEP, di grande impatto emotivo ed anche economico, è costituito dalla opportunità per l’ammalato di sentirsi a casa sua, assistito dall’amorevole cura dei familiari evitando il distacco traumatico, in un momento delicato della vita, tra ambiente domestico ed ambiente terapeutico. Alcuni numeri dicono quale beneficio complessivo è derivato alla sanità in genere e al Pascale e quali benefici in particolare si sono registrati per il reparto di ematologia: con la presenza dell’AVEP il numero medio dei ricoveri ripetuti è diminuito, nel periodo, del 33% mentre il numero dei decessi in reparto è sceso del 75%.

La discussione è proseguita con una serie di interventi sul tema del no-profit in generale in ambito ospedaliero con il Prof. Pinto ed il dott. Marcacci dell’Unità di ematologia oncologica dell’Istituto. Gli interventi si sono ricollegati a quello del dott. Orefice sulle diverse tipologie di trapianto e su quelli che avvengono nelle strutture campane, su quelli dell’anno 2014, di natura autologa cioè di trapianti con midollo dello stesso donatore.

Si è registrata nell’occasione una giusta doglianza sulla quale si sono aperte domande; sono state fatte considerazioni su alcuni deficit del sistema sanitario campano legati all’indisponibilità di una struttura hardware, come è stata definita, ( cioè della parte strutturale ) fatta di ambienti idonei per l’accoglienza di ammalati che devono contare su contesti altamente immuni ( difese necessarie nei trapianti ) .

L’Istituto Pascale punto di eccellenza nazionale della Sanità, pur disponendo delle risorse professionali, ( cioè di tutto il software , della intelligenza e dell’anima dei sistemi, date dalle competenze ) suo malgrado deve assistere alla migrazione degli ammalati verso Centri dell’Italia che invece possono contare su tali risorse” strutturali”, cioè Hardweristiche ; migrazione che ha enormi costi vivi ed umani per le famiglie e per la stessa Regione che deve rimborsare la sanità degli altri territori che vi provvedono.

Il Club, come terza parte, ne ha preso nota con l’impegno di approfondire il tema. Letti i numeri presentati nella slide, da una analisi immediata, è sembrato non esserci un rapporto positivo tra il costo dei mancati investimenti da sostenere (si tratta di investimenti e non di costi di gestione) ed i costi di spesa annui per i rimborsi ( che invece si sostengono ) sulle degenze e gli interventi sulla salute e quelli sociali connessi allo spostamento degli ammalati e delle loro famiglie.

Il tema è da lumeggiare nell’interesse della stessa Campania soprattutto alla luce delle tante diseconomie, note, che i bilanci della nostra sanità presentano, oggetto ogni giorno di notazioni negative da parte della stampa, degli stessi  cittadini e del reprimende di natura istituzionale per i disavanzi fatti registrare.

La discussione si è poi allargata con l’intervento del Prof. Roberto Vona, nostro consocio e past  President, Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese presso l’Università Federico II di Napoli, che ha sottolineato l’alto valore sociale dell’AVEP, l’attenzione e le capacità con le quali il dott. Orefice ha affrontato questo mondo; egli ha messo in evidenza il valore segnaletico della iniziativa del Club che si è posto sulla strada buona per spingere tutti a coltivare temi delicati, importanti, seri, che rappresentano anche sfide per tutti i professionisti che militano con convinzione nella nostra associazione.

Tra gli altri sono poi intervenuti nell’ordine l’Ing. Emiliano Venditti, Presidente del CAM Telefono Azzurro di Napoli, il Prof. Adolfo Gallipoli d’Errico, Presidente della Sezione di Napoli della LILT Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, il dott. Corrado Moschitti, past President del Club Rotary Napoli Ovest, il dott. Enzo Agliardi, giornalista economico nonchè portavoce del Presidente Unione Industriali Napoli.

L’intervento dei nostri soci, tra cui quello del nostro socio D’aniello che ha insistito sul valore dalla comunicazione e sulla esigenza di far circolare specialmente all’interno del Gruppo associativo, non solo napoletano, le informazioni giuste, da non sotterrare nel chiuso dei caminetti e dei gruppi che si autoreferenziano , e che , quando condivise e fatte proprie, devono raggiungere con il timbro di marca del Rotary le sedi di competenza , si è completato con il suggerimento del Dott. Ruosi, tesoriere del Club, anch’egli commercialista, che ha giustamente riflettuto sui risultati del modello microeconometrico del progetto Avep.

Egli recuperando soprattutto gli aspetti di analisi ed i criteri alla base del benchmarking dei risultati, nel rapporto tra valori di costo e risultati attesi, diretti ed indiretti, con uno sguardo ai grafici tendenziali nel tempo storico ed in quello prospettico (presentati nelle slides) , ha suggerito che dal lavoro fatto da Orefice possa enuclearsi “ un format” da mettere a disposizione di tutte quelle Onlus che nella sanità inseguono obiettivi di reale affiancamento delle strutture Ospedaliere ed obiettivi seri di aiuto alla società.[2]

A conclusione degli interventi il Presidente Tomo ha ringraziato tutti gli intervenuti all’importante momento di riflessione che vuole essere un modo per condividere esperienze, ma anche una occasione per mobilitare le risorse del Rotary che, nel valorizzare le competenze professionali, con la integrazione e poi con la capacità di farne ricadere gli effetti sulla società, tenta di fare veramente il Rotary. Leggi la nota su “Eduardo”da cui è stata tratta le espressione. 

 

 

[1] Proposta di legge d’iniziativa dei deputati Disciplina delle associazioni di promozione sociale Presentata il 25 febbraio 2015, Camera dei deputati N, 2907, per rivedere la legge quadro sul volontariato (legge 11 agosto 1991, n. 266), quella per la cooperazione sociale (legge 8 novembre 1991, n. 381), il   decreto in materia fiscale che istituiva le organizzazioni non lucrative di utilità sociale (decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460), la legge 7 dicembre 2000, n. 383 sulle associazioni di promozione sociale.

[2] Il format o modello di valutazione delle performance potrebbe divenire uno strumento determinante per attribuire ed assegnare, quando previste, risorse pubbliche, giacchè nell’attesa della riforma legislativa, già ora si pone il problema di distribuirle non a caso ma sulla base di criteri oggettivi. 301mila circa sono le associazioni non profit in Italia con una popolazione di addetti di 5,4 milioni di unità. In Campania erano nel 2011  circa 14mila destinate alla Sanità in Italia sono circa 11 mila. Mobilitano una mare di risorse: Entrate totali nel 2011, 10,2 miliardi di € di cui 4,45 miliardi per contributi privati e 5,8 miliardi per contributi pubblici. Nel registro di iscrizione regionale delle associazioni del volontariato si conta una presenza di quasi 2000 unità.

3) Eduardo De Filippo nella sua bella poesia “O mare” scrive del mare quando si arrabbia: “o mare sta facenno o mare”.

Federico D’Aniello

LT