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La post verità ed il futuro dell’informazione: conversazione con Ferruccio De Bortoli

Dopo la serata natalizia con Dacia Maraini, e con i premiati del concorso Elsa Morante, un secondo evento di tutto rilievo è stato organizzato in interclub dal nostro club con il Napoli Nord Est, il Napoli Est ed il Napoli Sud – Ovest.

Si sono create le condizioni per un invito ed una visita napoletana di una personalità di rilievo del mondo del giornalismo: Ferruccio de Bortoli.

L’ospite, già caporedattore economia del “Corriere della Sera” e poi, in prosieguo, per altri 8 anni, direttore della  stessa importante testata milanese che continua ad avere il primato della diffusione con circa 300 mila copie di carta stampata e il primato dei lettori, non ha bisogno di presentazioni.

Qualche ulteriore notizia può forse aiutare a capirne meglio il profilo.

Attualmente è Presidente della casa editrice Longanesi e della Associazione Onlus Vidas. De Bortoli è stato per quattro anni, dal 2005 al 2009, anche direttore del quotidiano economico “Il Sole 24 ore”; nel periodo in questione il giornale della Confindustria, dinanzi ad un andamento calante del giornalismo scritto, ha invece mantenuto i livelli di diffusione ed ha fatto registrare anche una discreta crescita.

Di recente De Bortoli, in un pezzo a firma di Ferrara, direttore e giornalista non facile e di vulcanico, è stato inserito nella famiglia delle importanti firme “dei direttori delle linee editoriali” che hanno contato per il quotidiano milanese: Montanelli, Spadolini, Ottone, Mieli e, appunto, De Bortoli.

Il Club è stato, pertanto, ben lieto di poter sentire dalla voce di una esperienza giornalistica autorevole nel mondo della carta stampata e della cultura le opinioni su alcune tematiche. Non tutte, naturalmente, sono state riprese nel testo che qui si propone.

Sollecitato dal dinamico nostro socio Diomede, alias il Notaio Dino Falconio , delegato dal Presidente Mauro Giancaspro a curare la regia della dialettica serale, De Bortoli non si è sottratto al fuoco di fila della domande introduttive; si è dovuto scusare per non poter rispondere compiutamente a tutti gli argomenti proposti.

Raccogliere valutazioni  ed opinioni sul mondo del giornalismo è stato un risultato apprezzabile.

Il tempo come sempre tiranno nelle serate rotariane non ha favorito l’auspicabile ampiezza della conversazione e tutti gli approfondimenti che si sarebbero voluti fare.

Nella circostanza, tra l’altro,  la numerosità degli ospiti, circa 140 presenze, due eventi  programmati da tempo (spillature di nuovi soci) i formalismi del Cerimoniale, pur semplificati dal Presidente Mauro,  che il nostro ospite da rotariano ben conosce, non potevano assicurare un tempo maggiore.

De Bortoli ci avrà perdonato.

Il mondo della carta stampata vive una fase complessa; opera tra difficoltà gestionali, organizzative, ed anche di ordine economico, in una società instabile, liquida, come diceva di Bauman, piena di  incertezze a cominciare da quelle politiche.

Il canovaccio della conversazione concordato era sul tema della “libertà di stampa”, come si era annunziato con il programma diffuso tra i soci.

Alla luce delle attualità è apparso utile modificarlo in corso d’opera per affrontare una tra le tematiche più spinose del momento tra quelle del racconto giornalistico: post verità, storytelling, cospirazionismo, manipolazione delle opinioni etc.

Dino bene ha fatto a concentrare il focus sul tema delle post verità che ha un’eco recente molto vasta e ricorrente.

Il nostro conversatore ha risposto alle sollecitazioni richiamando alla memoria eventi noti e casi del passato legati alla storia giornalistica risalenti, alcuni, anche ad un arco di tempo lontano di almeno un trentennio. Ciò che c’è di nuovo rispetto al passato, ha detto De Bortoli, è il salto tecnologico.

Ha citato, ad esempio, la vicenda di Aldo Moro per la quale ancora non si è pervenuti alla “reale verità” non solo giornalistica ma anche dei fatti e della vicenda processuale .

Un tema delicato quello della post-verità, spinoso, coltivato dal giornalismo di serie A e di serie B , al quale il nuovo mondo del Web, con tutte le sue contraddizioni e con tutti gli aspetti di positività e negatività, conferisce una dinamica che rischia di generare, e l’ha già generata, una pesante caduta qualitativa della informazione , foriera di una diffidenza crescente, sempre più misurabile attraverso i dati in discesa delle vendite dei quotidiani e degli ascolti delle trasmissioni televisive dedicate  e dei talk show.

Non a caso a fine serata il nostro Dino ha anche detto che diffidenza e perdita di fiducia si registrano non solo nei confronti dei media, giornali, tv, ma anche di tutte le categorie della mediazione.

A cominciare dalla politica, dai sindacati, dalle rappresentanze sociali anche le professioni non riescono più a svolgere quella funzione di cintura tra la società che ignora e quella che possiede gli strumenti per orientare e guidare e rassicurare.

In questo contesto del mondo delle post verità, è stato chiesto a De Bortoli, quindi, quale ruolo deve svolgere il giornalismo nella sua accezione più ampia per poter favorire la genesi di una idonea informazione che sia di aiuto per i cittadini, tanto più necessaria in una fase di grande cambiamento economico e sociale e di grandi stravolgimenti anche politici nazionali e mondiali?

Con post-verità viene indicata quella condizione secondo cui, in una discussione relativa a un fatto o ad una notizia, l’aspetto del vero viene talvolta non esaurientemente approfondito a scapito dell’effetto mediatico e commerciale che si vuole sortire , anche perché non viene valutato tutto il contesto delle informazioni dirette ed indirette disponibili.

Talvolta la fonte e la qualità della fonte stessa dalla quale si assumono le informazioni sollecitano l’indagine sulla sua credibilità; la velocità, il tempo della immediatezza, della produzione della notizia, che deve anche costare poco, sacrificano al risultato della concorrenza tanti canoni di correttezza e di buona gestione del processo informativo.

Come ha detto De Bortoli, ci troviamo in un tempo in cui la notizia viene percepita e accettata come vera dal pubblico anche solo sulla base solo di emozioni e sensazioni sia perché nella costruzione del sistema mediatico concorrono in tanti sia perché in esso prevale l’aspetto del desiderio percettivo del pubblico.

Il pubblico fa  molto spesso da traino alle conclusioni che si immaginano e si ipotizzano rispetto a quelle che invece dovrebbero essere a fondamento naturale della vicenda.

L’era dei sondaggi, delle opinioni, degli incroci delle mezze verità di siti della rete, che contribuiscono a generare i convincimenti, fa il resto.

Il termine e la definizione delle post verità hanno conosciuto una notevole ribalta a seguito di alcuni importanti eventi politici dello scorso anno, quali il referendum sulla Brexit e le elezioni presidenziali americane.

In un momento storico, in cui lo sfilacciarsi dei corpi intermedi e la diffusione capillare della rete hanno creato le condizioni per il venir meno del confine tra ciò che è vero e ciò che non lo è, tra ciò che appare e sembra rispondere al vero e ciò che tale non è, anche il giornalismo, con tutte le eccezioni doverose, è stato travolto.

E, d’altro canto, cambiato l’intero processo di produzione della notizia e del dato, è cambiata la produzione nella quale una larga parte è riservata all’immagine, ai video; si restringe quella   riservata allo scritto ed agli approfondimenti.

I giornali on line di tutte le testate ne sono la più piena testimonianza. Il pubblico legge poco e lo si sa dalle statistiche sia sul numero dei lettori che dei quotidiani venduti

Il direttore più volte ha detto che quella del giornalismo è una professione della quale è difficile intravedere il futuro.

Le innovazioni tecnologiche e il mondo della rete hanno dettato nuovi tempi e nuove modalità, destrutturato interi contesti.

Alla categoria dei giornalisti viene in ogni caso ancora riconosciuto da larga parte della società consapevole un ruolo fondamentale; riappropriarsi del munus delle responsabilità per contribuire alla costruzione di una coscienza civica capace di orientare nelle scelte sulla base dei fatti, in tempi così incerti, diventa essenziale e fondamentale.

Distinguere i fatti dalle opinioni è il nodo centrale.  Ma non è da tutti e non è neanche  patrimonio costitutivo di tutte le testate per tante ragioni.

Nella rete, che alcuni opinionisti e scrittori della materia hanno definito l’abisso dei social , dove di social c’è molto poco, purtroppo le regole appaiono sovente eluse, soprattutto nei siti dove le cosiddette bufale  (altro tema ricorrente ) giornalmente vengono proposte ed alimentate fino a diventare delle quasi verità.

Spesso non si tratta di errori ma di finalizzazioni specifiche per distorcere la realtà che non solo eludono l’intero corpo del codice deontologico ma anche norme di altro profilo morale e giuridico.

Occorre quindi porsi la domande su come raddrizzare un sistema disarticolato generatore di informazioni sbagliate: la soluzione, ha detto De Bortoli, non sta nelle governance autoritarie, nella censura, nel lavoro di autocontrollo che i providers stanno cominciando ad istituzionalizzare.

Sta, invece, nella libertà corretta dalla responsabilità, nella indipendenza reale della professione giornalistica, ma anche nella capacità di giudizio dei cittadini che, resi informati del problema, anche attraverso discussioni e dibattiti e notizie specifiche possono far salire il loro livello di consapevolezza per distinguere l’oglio dal grano.

Non è un’operazione semplice. Gli attori sono tanti ed è inutile evocare anche le responsabilità della politiche che è sempre presente.

Ci troviamo, nel bene e nel male, in un’epoca in cui il cittadino, andando sul web, crede di poter conoscere tutto, crede di essere autosufficiente ma fa venir meno il suo approccio critico soprattutto quando è sprovvisto degli attrezzi di base che sono costituiti da un minimo di conoscenze e di cultura generalista.

Egli purtroppo, assai spesso, finisce per non essere  più informato da centri di reale competenza; diventa suddito della rete e soggetto inerte incapace di rispondere alla propaganda di un’eccessiva semplificazione della realtà.

Diventa, quindi, questa è stata la conclusione della serata, sempre più necessario contare sul ruolo del vero giornalista, che pur alimentando il beneficio del dubbio deve anche con il suo lavoro responsabile , con la storia della sua autorevolezza e della sia indipendenza morale e professionale, contribuire a indicare conclusioni frutto di analisi oggettive; diventano esse fonte di maggiore certezza quando, poi, alle spalle c’è una storia giornalistica ed  anche una testata indipendente e credibile.

Qui non è senza conseguenza la scelta di un direttore con una linea editoriale chiara e indipendente.

Il giornalismo molte volte concorre a dare spazio a notizie non fondate e non veritiere; non sempre però è in grado, da solo, di combattere bugie e falsità.

Nel noto caso di Stamina, citato dal direttore ad esempio nel campo della medicina, solo nel tempo di è potuto accertare che, al seguito del giornalismo che diffondeva la notizia, vi erano anche momenti professionali specifici che alimentavano la incredulità.

Nello stesso  ospedale di Brescia c’era la solidarietà medica nell’uso del prodotto miracoloso che poi è stato sconfessato dalla medicina ufficiale.

Il giornalismo è un’ importante parte del sistema sociale non seconda alla politica e ad altre funzioni istituzionali; una parte essenziale per il ruolo che storicamente ha sempre occupato e che tuttora ricopre caratterizzato da libertà ed indipendenza;  qualità professionali e morali poste alla  base del TU della categoria rieditato nel 2016. Sono esse un caposaldo della società moderna.

La bollinatura degli scritti però non dipendono solo dall’appartenenza alla categoria.

E’ forse arrivato il momento per imporre tutte le condizioni del TU deontologico del giornalismo alle tante testate delle reti, alle pseudotestate ed ai pseudogiornalisti del WEB ed imporre anche le regole ai  grossi provider che non possono ritenersi solo fornitori di servizi elettronici e multimediali.

Ci scusiamo se talvolta nella foga della scritto si è mediato il pensiero con quello del nostro ospite che si spera di aver saputo leggere al meglio.

Ringraziamo De Bortoli non solo per il contributo conoscitivo ed informativo ma anche per la profondità del suo dire. Non poteva essere altrimenti.

Il tutto , la serata del nostro Club e degli altri Club, infine, testimonia che quando il Rotary riesce a fare il Rotary si può ben accreditare del ruolo di agitatore e cultore di tematiche che devono aiutare la società.

Sta scritto nelle linee guida della vita Rotariana. Un piccolo contributo in un mare profondo.

Un ringraziamento anche ai soci che hanno inteso fare al nostro conversatore domande mirate ed attuali, al nostro socio Diomede ( Vice Presidente ) sulla provocazione puntuale circa la mediazione sociale venuta veno con il crollo di fiducia verso tante parti, al Prof.Bracale che ha sollevato il problema della responsabilità dei medici e dell’accanimento dei familiari degli ammalati con esiti sfortunati e delle grida mediatiche che tendono sempre ad individuare un colpevole.

Al neo socio Prof. Del Prete che ha sollevato il tema del contributo che la stampa dovrebbe poter dare ai giovani ricercatori che si fanno carico di studi non sempre valorizzati; al Dott.Tomo che ha introdotto un tema spinoso trascinando l’argomento sul giornalismo sportivo tra verità, dicerie e rapporti tra tifoserie e dirigenze calcistiche in momenti delicati del campionato. All’amico avv.  Silvestre che ha ricordato l’atteggiamento e l’indole, secondo alcune vulgate, del giornalista Scarfoglio e sull’uso non sempre corrette delle notizie giornalistiche riservate. E’ una pratica di quasi un secolo fa che si riproduce spesso nei giorni nostri.

Una bella serata, che ha visto la presenza anche dei presidenti degli altri club intervenuti, Bruno Proto, Luigi Cimmino, Giovanni Esposito corredata da un clima primaverile , godibile dalla terrazza dell’Hotel Royal e dalla sala Posillipo che ci ospita nei momenti importanti, e un buon desinare che fa del convivio ( di qui la terminologia del nostro mondo associativo ) un momento importante in cui si riesce a miscelare tutto ciò che c’è di buono nel rapporto sociale: cultura, amicizia e Rotary che il Presidente Mauro ha guarnito con un pizzico di “napoletanità” affidata al suo racconto sulla sirena Partenope di cui ha fatto dono, insieme ad un testo su Napoli edito dal nostro socio Grimaldi, al Dott. De Bortoli che ha apprezzato.

Inoltre, cliccando qui, potrete accedere alla gallery della serata.

Federico d’Aniello e Lucio Todisco