Parlare di Nicola, il nostro decano, alias Messina, non sarà semplice. 

Un amico rotariano, incontrato e conosciuto sin dalla fase fondativa (1992) del club e con il quale abbiamo vissuto e convissuto tanti allegri momenti di vita sociale. 

Sono stato per anni un suo commensale abituale per molte ragioni ed affinità: idee politiche, vicinanza abitativa, mogli che si frequentavano nell’Inner Wheel e che condividevano talvolta il tavolo di burraco, una simpatia reciproca che spesso si traduceva in lunghe telefonate per lo scambio di opinioni e, perché no, per un mio dimostrato viscerale apprezzamento per quella dote che gli invidiavo di ferrea memoria che gli consentiva di recitare senza sosta poesie lunghissime di cantori e poeti napoletani

Tra queste di tanto in tanto emergevano anche suoi lavori di cui avevi modo di accorgerti quando alla domanda “chi è l’autore” egli si nascondeva con un sorridente silenzio 

Quasi a dire l’hai capito. Ma non lo confessava per una sorta di ritrosia che gli faceva pensare che alla dichiarazione di paternità scemasse l’apprezzamento dimostratogli.

Commensale e buon testimone Luigi Salzano, che in tanti anni ha condiviso con noi le serate del Club, può ricordare i lieti momenti. 

Era di una tale facondia, portatrice di ironia, e di una tale vivacità, unita alle ricordate forti capacità mnemoniche, da farne un personaggio a dir poco unico. 

Nicola uomo di grande cultura e fine intellettuale riusciva a raccontarci durante le serate rotariane tanti episodi e momenti della sua lunga vita lavorativa di valente medico e chirurgo del Cardarelli e di politico sottile che affascinavano e che lasciavano nell’ascoltatore di turno, preso dalla curiosità e dall’ interesse, una impressione fatta di ammirazione e stima perché dalle sue parole, insieme al racconto, traspariva una onestà ed una morale di ferreo rigore che egli aveva ben coniugato con la vita rotariana. 

La sua milizia del Rotary era ben più lunga di quella del nostro club perché insieme a tanti altri amici che lo hanno preceduto nella scomparsa, come si usa fare, con uno spin off dal Club Napoli migrò nel nuovo Club che l’allora Presidente Lazzara volle far nascere con qualche elemento di novità tra cui l’internazionalizzazione, la passione per i beni culturali, e di qui la Magna Grecia, e l’attenzione per i giovami. 

Erano idee al momento nuove per il Rotary che non tutte le famiglie rotariane assecondavano; averle condivise e portate nella magna carta del Castel dell’Ovo significò per gli aderenti, tra cui Nicola, un respiro nuovo. 

Tanto si legge nei verbali dell’epoca e tanto rientrava anche nelle passioni del nostro che aveva una ammirazione profonda per la madre lingua della associazione, l’inglese, al punto che penso conoscesse il testo dei documenti a menadito, i manuali di procedura ed anche il Rotary Code of Policies. 

Talvolta eri costretto a fermarlo perché altro è sentire la sua verace napoletanità altro era fare omaggio alla lingua che ci ha conquistato in tutti i sensi e che costringe spesso al ripudio di quella della nostra madrepatria. 

Quella sua risorsa, poco comune, gli consentiva di recitare senza lettura gli emendamenti più importanti. 

Chi fortunatamente come me ha condiviso spesso il tavolo delle serate conviviali sin dalle prime frequentazioni rotariane è riuscito ad imparare tanto quando i testi ed i documenti non erano disponibili, erano rari e tutto avveniva per tradizione orale. 

Nicola dava i suoi insegnamenti, retaggio di una pregressa milizia di altri 20 circa di rotariano, e produceva all’ascolto un misto di ammirazione ed incredulità giacché era proprio difficile immaginare che il Rotary avesse tante regole “così strutturate”; i tempi successivi hanno consentito dopo le letture su carta di avvalorare quanto egli dicesse e ne hanno aumentato l’ammirazione. 

Era, il suo, un esercizio costante che talvolta ti faceva dire se fosse proprio quella la scelta associativa giusta tanto era forte il valore morale e sociale di quelle sue indicazioni e di quelle rigorose applicazioni; di esse non era sempre facile capire il senso; una per tutte quella delle classifiche su cui nei primi anni Nicola si batteva in maniera rigorosa e talvolta incomprensibile. Solo tanto tempo dopo se ne capito il senso di indirizzo.

Il tempo ed alcuni avvenimenti ne hanno svelato la ragione. 

Grazie Nicola, perché senza un ruolo formale ed istituzionale stavi facendo quel tutoraggio che qualche traccia ha lasciato in chi ti ascoltava. Un tutoraggio di cui si sente tanto bisogno per far capire ciò che Nicola aveva bene a mente: “cosa è il Rotary e chi sono i rotariani” e cosa non è rotary e cosa non appartiene ai rotariani.

Le parole che tutti gli amici hanno scritto sulla Chat, anche i tanti nuovi che ti hanno da poco conosciuto ma che da subito ti hanno apprezzato ed ammirato per la tua costanza di frequentazione che, alla tua rispettabile età, destava in noi tutti tanta ammirazione dicono dell’affetto che il Club ti riservava. 

Del Club dopo la scomparsa di Lazzara sei stato per anni il vero decano. Come dice Dino al Club mancherà qualcosa e qualcuno; mancherà un pezzo, un pezzo di storia che quando, speriamo presto, si rientrerà in presenza si avvertirà in maniera palmare e tangibile.

Ed ora in tanti emergerà anche un piccolo senso di colpa per non aver saputo assecondare e valorizzare nelle tante serate conviviali quella tua voglia e desiderio di recitare le poesie che conoscevi a memoria dei nostri poeti più importanti Viviani, Di Giacomo e Eduardo ed altri che tu, da valente dicitore, avresti saputo mirabilmente interpretare perché lo spirito di quei versi era parte intima ed integrante della tua personalità.

Il Covid ci ha privato della occasione di spillarti in presenza della Paul Harris meritatissima che l’anno di Renato ti ha riservato. 

In quella serata avremmo fatto forse anche una grande festa. 

Proveremo a farla con i tuoi e con qualche sorpresa.

Ora ti saluto a nome di tutti anche con il dispiacere di non averti potuto accompagnare nel momento finale dell’addio alla casa terrena e di non aver potuto condividere con tanti soci amici quella emozione che dà il senso vero di un rapporto di 28 anni di spensierata compagnia.

Lasci a D’Elia e subito dopo a me il ruolo difficile del decano. 

Speriamo entrambi di poterlo e saperlo svolgere come si conviene.

Federico D’Aniello

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