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A confronto con il mondo del giornalismo. Incontro con il vicedirettore de “Il Mattino”

Un interessante ed appassionato dibattito sul mondo del giornalismo, sulla comunicazione, su Napoli. A confrontarsi con i soci del Rotary Club Napoli Castel dell’Ovo è intervenuto il vicedirettore de “Il Mattino” Federico Monga la cui presenza ha spinto i soci ad intervenire numerosi alla Conviviale di ottobre.

Nato a Torino nel 1972, Monga si laurea in Scienze economiche e bancarie presso l’Università di Siena. Inizia l’attività giornalistica collaborando con “l’Unità” e al quotidiano “La Provincia Cosentina”. È stato caposervizio al “Giornale del Piemonte”, poi è passato a “La Stampa”, dove ha ricoperto l’incarico di responsabile dell’inserto “Tuttosoldi” e di vicecaporedattore all’Economia e alla Cronaca di Torino. Vive a Napoli dal luglio del 2010 dalla data del suo passaggio al “Il Mattino”

Un osservatorio privilegiato quello de “Il Mattino”, soprattutto per il rapporto che i cittadini partenopei hanno con il quotidiano. “Un legame viscerale” l’ha definito Monga dato dal desiderio del voler essere fisicamente presenti nella sede del quotidiano frequentata continuamente da tanti che vi si recano per illustrare di persona le proprie storie e raccontare i loro problemi.

Una città, Napoli, che il vicedirettore conosceva poco al momento del suo arrivo nel 2010, che ha saputo approfondire, apprezzare e che oggi riesce a raccontare ed a far raccontare nei suoi aspetti più particolari e difficili ma anche belli.

La sua immersione nelle problematiche del Sud , come egli ha detto, è stata una scelta ben precisa della proprietà che voleva al Mattino un occhio estraneo, possibilmente formato e costruito in contesti ambientali diversi, portatore di sensibilità,“ come è stato più volte ripetuto ”, rigorosamente calviniste poco portate alla comprensione compassionevole dei fenomeni sociali che si nutre del facile perdonismo e della tolleranza, conseguenza questa di un compromesso trasversale che alimenta la nostra società civile non solo cittadina ma dell’intero Sud.

Egli , pertanto, nella “direzione” del giornale cerca di rappresentare lo spirito critico, uno spirito a fin di bene che vuole pungolare affinché la città ed il mezzogiorno, ove è più diffusa la distribuzione del quotidiano, trovino quelle risorse morali capaci di un riscatto che può nascere in ragione delle innumerevoli capacità della nostra gente a dispetto delle tante criticità che richiedono, come è stato poi detto nel corso della conversazione, una governance più determinata ed una classe dirigente più attenta , disponibile e consapevole del suo ruolo guida.

Si è subito capito che nel racconto sul ruolo giornalistico, imposto dalla struttura del giornale che non deve appiattirsi su visioni sempre comuni e condivise, faceva da sponda un sentimento di vicinanza con Napoli, frutto anche di rinnovate convinzioni familiari alimentate dal piacere di vivere in questa città che intriga, affascina e lega più di quanto non si pensi.

Quattro anni di permanenza sono bastati per inoculare il virus della napoletanità che la vita stessa del giornale , intensa, impegnativa e severa trasforma giorno per giorno in una presa di conoscenza su fatti ed aspetti che altrove sarebbero impensabili ed inimmaginabili. Napoli, la città ed il giornale sono una palestra ed una esperienza che ogni giorno arricchisce.

Tante sono state le domande, le sollecitazioni poste all’ospite legate soprattutto alla tematica economica e al rapporto nord-sud, alle vicende del quadro politico, ai rimedi che sarebbe necessario assumere per voltare pagina in tante aree e settori.

Non poteva mancare il riferimento alla vendita del Banco di Napoli al San Paolo che ha completato la spoliazione sabauda del Sud con il trasferimento dei centri decisionali al Nord, in una prima fase a Torino, e che ha determinato il drenaggio di risorse finanziarie da un territorio ove si creano eccedenze di risparmio verso aree ove al contrario si generano fabbisogni di credito.

Gli è stato chiesto di orientare di tanto in tanto la pagina dell’economia del giornale su analisi che cerchino di approfondire il tema e di stimolare banche ed imprenditori ad un confronto sistematico sulla materia, fondamentale per la crescita del Sud, e di indagare sulle molteplici ragioni del credito scarso. Ha offerto la sua disponibilità per trattare questo delicato aspetto della nostra economia.

Altro tema toccato è stato quello del rapporto de “Il Mattino” con la città di Napoli, del ruolo che deve avere un quotidiano di così grande diffusione nella sua narrazione collettiva e del suo futuro. Alle domande poste dai soci su questo tema, Monga ha risposto che, nel racconto della città, un quotidiano, i giornalisti, non posso far altro che scrivere, accendere i riflettori sui problemi che una grande territorio metropolitano come Napoli ha; serve un pungolo agli amministratori locali, occorre mettere in luce le energie e realtà positive della città. Poi tocca alla politica, alla “società” ed alla classe dirigente prendere in mano il proprio destino soprattutto nei momenti più difficili.

Interessante, infine, il tema del futuro del quotidiano cartaceo e del ruolo dell’online nella diffusione delle notizie. Nell’ambito della grande e globale crisi dei giornali cartacei continuano a diminuire i ricavi della pubblicità.

La diminuzione della raccolta pubblicitaria condiziona i piani di riorganizzazione e ristrutturazione dei quotidiani che praticano sistematicamente operazioni di dimagrimento delle risorse sia in termini numerici che qualitativi, anche dei giornalisti e poligrafici; in questo contesto l’online diventa di fondamentale importanza.

La “politica del click” aumenta le possibilità di un quotidiano di ottenere visibilità sul web e, di conseguenza, crea opportunità per chi vuole investire in pubblicità.

Alcuni soci hanno espresso valutazioni non sempre positive circa la natura e la qualità delle notizie sul web che sembrano creare una disarmonia con la carta stampata su cui primeggiano, invece, gli approfondimenti diversamente da come accade con l’on line più proiettato sulla notizia del momento, sulla cronaca, in particolare su quella giudiziaria, e sulle vicende sociali che non fanno scuola e che anzi deprimono; gli è stato chiesto se  la continua ricerca del click non comporti una scarsa attenzione alla natura delle notizie che vengono diffuse online.

La scelta di alcuni temi esclusivamente sull’online, ha sottolineato Monga, riguarda una strategia ben definita da parte de “Il Mattino” che nasce per poter entrare in contatto con fasce d’età maggiormente attratte dal web, che sono alla ricerca della condivisione della notizia, anche quella più particolare.

Altre domande hanno riguardato la vicenda politica della città, la storia del sindaco e le prospettive che egli intravede rispetto allo scenario del voto sia alla Regione che al Comune. Ha dato risposte in verità poco “politiche” e non diplomatiche ed ha mostrato di avere ben chiaro il quadro dei rapporti negli schieramenti cittadini asserendo, altresì, che in ogni caso queste incertezze non giovano alla cittadinanza e non aiutano nella risoluzione dei complessi problemi che ci riguardano.

Alla domanda sul grado di libertà di cui gode il giornale rispetto alla proprietà è stato assertivo nel senso che la linea viene definita dal quadro dirigente senza invasioni esterne, né della proprietà né della politica, opinione peraltro sentita in altra sede anche dalla voce del direttore Barbano, ed alla ulteriore provocazione se a Torino egli disponesse dello stesso grado di autonomia , ad esempio rispetto alla vicenda Fiat vista come contrappeso della vicenda Banco di Napoli, con grande franchezza ha detto che il grado di libertà non poteva essere lo stesso.

E’ stato costretto a rispondere anche alla domanda di fuoco amico sul perché delle inesattezze che talvolta è dato cogliere sulle pagine del Mattino quando si vogliono commentare vicende politiche  (nel caso di specie dell’Ucraina), di cui non si ha il dominio diretto ma solo mediato, inesattezze che naturalmente tradiscono una insufficienza del giornalista, ed a rispondere ad una seconda sulle ragioni delle insistenti campagna giornalistiche anche su vicenda banali che non meritano di essere riprese più volte, quale quella dal furto in un libreria di testi sacri e dalla chiusura della stessa libreria per il motivo suddetto. Il fuoco amico traeva da ciò la conseguenza del fatto che il vero interesse all’acquisto del quotidiano locale non nasce dalla lettura degli approfondimenti di opinionisti ma soprattutto dalla necessità di interrogare pagine non presenti su altre testate.

Efficace e pronta è stata la risposta di Monga che ha dimostrato di saper interagire anche dinanzi ad una palese ed obiettiva difficoltà; egli ha compiutamente rassegnato le ragioni che talvolta generano episodi della specie, comuni a tutti i giornali che hanno l’urgenza della informazione che brucia; la carta stampata tutta cura spesso di rimessa le notizie con processi produttivi che esigono salti di fasi, quali la correzione o la supervisione non più presenti nella linea di produzione del cartaceo. Chi è attento coglie e fa le pulci. Chi non lo è si sofferma solo sull’essenziale.

E’ un rischio d’impresa che si corre consapevolmente bilanciando la rapidità con altri vantaggi editoriali , vantaggi che nel caso del Mattino hanno fatto salire la diffusione della testata ad una tiratura giornaliera di circa 70mila copie e i contatti sul web a circa 300 mila prodie.

Insomma una bella serata di cultura, di dialettica e di vera simpatia che si è conclusa con il gemellaggio ciclistico con il nostro socio Di Costanzo che del ciclyng ha fatto una missione e che lungo la strada forse ha acquisito, come si vede dalla foto, un nuovo sostenitore delle due ruote.

Federico D’Aniello – Lucio Todisco