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Il giornalismo, oggi. Conversazione con il direttore de L’Espresso

Napoli – Interessante conversazione organizzata presso l’Hotel Palazzo Alabardieri, che in una atmosfera accogliente ha accolto l’interclub tra il Rotary Club Napoli Flegreo, Napoli Posillipo e Napoli Castel dell’Ovo, sul tema dello stato attuale del giornalismo. Il relatore della serata è stato, per l’occasione, il dott. Luigi Vicinanza Direttore de “L’Espresso” che ha dialogato con i soci ed ospiti, prima nel foyer durante gli aperitivi e dopo nel corso dell’intervento, sul tema dell’informazione e sul suo rapporto tra carta e web come da titolo della conversazione.

Presenti il Presidente del Rotary Club Napoli Flegreo, dott.Giuseppe Sartorio d’Analista, il Presidente del Rotary Club Napoli Posillipo, dott.Pasquale Malva, il Vice Presidente del Rotary Club Napoli Castel dell’Ovo, dott. Diomede Falconio e numerosi ospiti convenuti per la particolare serata e per ascoltare una voce importante.

Biografia – Luigi Vicinanza nasce a Castellammare di Stabia nel 1956 ed inizia a lavorare fin da giovane al quindicinale La Voce della Campania. Nel 1975 assume il ruolo di corrispondente da Castellammare per L’Unità giornale con il quale continua a lavorare negli anni successivi nella redazione di Napoli. Sul finire degli anni’80 inizia il suo percorso a “La Repubblica” prima nella redazione centrale di Roma e poi dal 1994 come caporedattore presso la redazione partenopea del giornale fondato da Eugenio Scalfari. Dal 1998 al 2000 è vicedirettore de “Il Mattino” per poi tornare, nel 2000, a dirigere la redazione di Napoli di “La Repubblica”, dove resta fino al 2004 per poi diventare direttore de “La Città” di Salerno e poi de “Il Centro”. Dal 9 ottobre 2014 è il direttore dello storico settimanale “L’Espresso” succedendo a Manfellotto.

Una eredità importante – Vicinanza raccoglie un testimone importante, viste le tante illustre penne del giornalismo italiano che si sono succeduti alla prestigiosa carica di direttore del settimanale che nasce con la società editrice “L’Espresso”, il cui proprietario ed editore fu l’illuminato industriale Adriano Olivetti con  direttore amministrativo di vaglia : Eugenio Scalfari. Il primo numero de L’Espresso, sotto la direzione di Arrigo Benedetti, esce a Roma il 2 ottobre del 1955 in formato giornale per poi trasformarsi, nel corso del tempo, in rivista. Da Benedetti a Scalfari a Giovanni Valentini a Giulio Anselmi a Bruno Manfellotto, tanti giornalisti che hanno fatto la storia dell’informazione italiana sono passati per la direzione del settimanale. Un ruolo di certo non facile, visto che il direttore di un settimanale come l’Espresso assume notevoli responsabilità perché il giornalismo che la rivista realizza e propone non è quasi mai una giornalismo di sole notizie ma soprattutto di approfondimenti e di inchieste che intendono scoprire “il velo di Maya” su tante vicende controverse socio politiche nazionali ed internazionali. Il vero giornalismo di inchiesta nasce proprio con l’Espresso che all’epoca, ai suoi albori, ha realizzato iniziative di indagine in tutta autonomia che diventavano terreno di cultura dell’autorità inquirente. Oggi è esattamente il contrario come è dato constatare sistematicamente.

Famose le inchieste sul Golpe Borghese, sulla speculazione edilizia a Roma. L’Espresso si è fatto portavoce nel corso degli anni anche di importanti battaglie civili, come sull’approvazione in Italia della legge sul divorzio  e per il “no” al successivo referendum abrogativo del 1974.

Non da ultimo va anche detto che il compito di una rivista settimanale come L’Espresso non è solo quello di  proporre contenuti d’interesse ma anche quello di tentare la via della crescita della società civile attraverso la informazione che si fa strumento di formazione. Rispetto ai quotidiani, il ruolo di una rivista d’approfondimento è più incisivo nella sensibilizzazione della società sui temi più importanti sui quali si dibatte se  si riesce a dosare la critica pungolante e stimolante con l’intento costruttivo.

Lo stato del mondo dell’informazione – Qual è lo stato del giornalismo in Italia? Qual è il rapporto tra la veridicità delle notizie ed il loro riscontro nell’era del web? Su questi due temi si è incentrato principalmente la conversazione del dott. Vicinanza pungolato dalle domande dei soci presenti. Il giornalismo, ha detto Vicinanza, vive una fase di profondo cambiamento; lo stesso settimanale Espresso, nel corso del tempo ha subito importanti cambiamenti nei contenuti, nella grafica. Ha cercato, però, di mantenere sempre un contatto onesto e trasparente con i propri lettori. Un settimanale come definito dal direttore che è una sorta di “casa” dove lettori e giornalisti si sentono parte di uno stesso sentire e di uno stesso tetto. In merito al giornalismo e al suo rapporto con il web il direttore non crede che ci sarà una fine definitiva del giornale cartaceo, ma solo un profondo rinnovamento dell’informazione, che è già in atto, che deve creare integrazione tra il giornalismo classico e quello digitale. Di certo, il rapporto tra lettore e quotidiani sta mutando ed anche velocemente. La società di rilevazioni ADS ha diffuso, nell’ottobre del 2014, i dati sulle “vendite di copie digitali” dei quotidiani italiani nel mese di agosto, dati che però, vanno presi con prudenza.

Sono interessanti, perché dimostrano come, In Italia, sono in aumento, anche se non significativamente, le vendita delle “copie digitali” dei quotidiani  e meno quello delle riviste, ovvero gli abbonamenti alle versioni in pdf dei giornali di carta, consultati su mobile o su browser (non gli abbonamenti ai siti o i pagamenti per contenuti online). Nei dati sono comprese anche le “copie + vendite multiple + vendite abbinate”, ovvero anche gli abbonamenti che derivano da offerte, abbinamenti, promozioni (aziende che li offrono in bundle con proprie offerte e servizi, per esempio, o testate che vendono abbonamenti associati, eccetera), che di fatto spiegano anche alcune variazioni percentuali rispetto allo stesso mese del 2013 (indicate tra parentesi).

  1. Il Sole 24 Ore 190.030 (+103%)
  2. Corriere della Sera 76.981 (+10%)
  3. La Repubblica 65.066 (+22%)
  4. Italia Oggi 30.558 (+214%)
  5. La Stampa 21.377 (+183%)
  6. La Gazzetta dello Sport 15.295 (-26%)
  7. La Gazzetta dello Sport-Lunedì 14.934 (-28%)
  8. Il Fatto Quotidiano 12.574 (+14%)
  9. Il Messaggero 10.550 (+171%)
  10.  L’Unione Sarda 7.530 (+11%)

E’ un passaggio cruciale questo per il giornalismo. Una sorta di traversata nel deserto dove a rimetterci può anche essere la qualità dei contenuti, in un mondo sempre più frenetico e dove la ricerca costante di notizie rischia di portare ad una scarsa attenzione alla veridicità delle fonti. Come il dott. Vicinanza ha detto il rischio è sempre presente vista l’enorme mole di notizie che circola quotidianamente e per la quale è dovere del giornalista essere attento e professionale per garantire il racconto della verità

In particolare i dati della rivista del nostro ospite sono di circa 65mila copie vendute nelle edicole e di circa 160 mila abbonamenti , secondi a quelli della concorrenza di genere di Panorama che però ha un profilo di contenuti alquanto diversi perché diretti ad una platea più generalizzata di utenti.

Il rapporto con Napoli – Non poteva mancare una parte della conversazione dedicata al rapporto con la sua regione e con la città di Napoli, dove Vicinanza ha lavorato per così tanti anni. Da direttore dell’ “Espresso”, ha tenuto a sottolineare, di aver chiesto ai suoi giornalisti di pubblicare almeno quindicinalmente delle notizie che mettano in luce i tanti aspetti positivi della città partenopea e del territorio campano, troppe volte oscurate da notizie e da informazioni che non rendono giustizia ai reali cambiamenti positivi che si vivono nella regione più giovane d’Italia.

Ad una domanda sul tema della criminalità organizzata e della diffusione in televisione di programmi che mettono in risalto gli aspetti più bui della città, come nel caso della Serie “Gomorra”, Vicinanza si è espresso mettendo in luce due aspetti della rappresentazione che fa la serie televisiva: da una parte la narrazione di questo aspetto che fa parte della città che vuole far aprire gli occhi sul fenomeno della criminalità organizzata, cercando di creare degli anticorpi alla sua diffusione, dall’altra il fatto che il prodotto televisivo è ben riuscito e che, di fatto, rendere Napoli soltanto come sfondo ad una narrazione che può accadere in qualunque parte del mondo. Per tale motivo la fiction ha riscosso un enorme successo all’estero, perché riconoscibile non come città in quanto tale, ma come scenario di fenomeno criminoso internazionale riproducibile ovunque.

Una bella serata di cultura e di informazione che ha aperto uno squarcio sul tema del giornalismo cui il Club Castel dell’Ovo dedica attenzione visto che nelle serate conviviali si sono già succeduti non pochi direttori di giornali e quotidiani.

Lucio Todisco